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Ancillotti diventa marchio storico e rilancia l’enduro con moto e bici

Il marchio Ancillotti, storico nel settore delle moto e delle biciclette, ottiene il riconoscimento di cinque marchi storici dal Ministero dello Sviluppo Economico. Con una storia di oltre 50 anni di successi sportivi e commerciali, l'azienda guarda al futuro con nuovi progetti e collaborazioni nel settore della moda e degli orologi di lusso.

IL MARCHIO ANCILLOTTI torna in pista e rilancia, col riconoscimento di cinque marchi storici. Il brand ha infatti ottenuto, dal Ministero dello Sviluppo Economico, gli inserimenti nel Registro speciale dei marchi storici d’interesse strategico nazionale con i numeri 29, 126, 128, 402 e 732. Si tratta di marchi che, continuativamente, per oltre 50 anni, sono stati utilizzati. Un passaggio importante che recupera e riporta all’attualità una storia gloriosa. "L’officina meccanica Ancillotti – spiegano Massimo Viti e Maurizio De Rosa (rispettivamente a sinistra e a destra nella foto sopra), rispettivamente amministratore delegato e social media manager dell’azienda - fu fondata da Ernesto Ancillotti nel 1907 a San Frediano, quartiere di Firenze. L’attività venne poi portata avanti dal figlio Gualtiero, che iniziò a distinguersi come elaboratore di moto. Dalla sua officina uscirono le prime Harley-Davidson modificate nel telaio, elastico anziché rigido, e le Lambrette Innocenti elaborate. Con queste riuscì a conquistare, nel 1965, a Monza, il record mondiale di velocità e nel 1966, due record del mondo di velocità sul circuito di Elvington in Inghilterra, ancora oggi imbattuti sul quarto di miglio con partenza da fermo e sul chilometro lanciato. Sulla scia dei successi sportivi – proseguono - iniziò la produzione e la commercializzazione dei kit di elaborazione Ancillotti per Lambrette, delle selle sportive e delle marmitte.

Nel 1967 venne avviata una produzione di motociclette a marchio Ancillotti e queste, grazie a intuizioni e invenzioni costruttive di Alberto, figlio di Gualtiero, tra cui il Pull-Shock, ottennero numerose vittorie in competizioni nazionali e internazionali". Ancillotti raggiunse anche ottimi risultati commerciali, tanto che nei primi anni ’70 superò la fase artigianale, per trasformarsi in un’azienda strutturata, con un moderno sito produttivo con catena di montaggio nel Chianti, a Sambuca Val di Pesa (Firenze). Si arrivò così a una capacità produttiva annuale di circa 3mila mezzi per oltre 40mila esemplari totali costruiti. Qui presero vita più di 100 modelli di moto: da enduro, cross, trial, regolarità e competizione, in varie versioni e motorizzazioni accomunate da elevate prestazioni che le resero e uno status symbol per appassionati del fuoristrada e un’icona del settore. La più famosa era il modello Scarab, nelle motorizzazioni 50 e 125 cc, oggetto dei desideri di tanti ragazzi dell’epoca. "La produzione è continuata fino alla metà degli anni ’80 – racconta ancora Massimo Viti – quando la pressione della concorrenza, soprattutto delle grandi case giapponesi, è divenuta insostenibile. Nel 1995 nacquero il registro storico Ancillotti iscritto alla Fmi e il Club Scarab, il cui presidente e fondatore è stato Alfredo Gramitto Ricci (Casa Editrice Ricordi) che ha allestito, a Milano, un museo dedicato al marchio, con più di 180 esemplari di moto. Dal 1986, Alberto Ancillotti trasferì il know how dalle moto da cross alle bici mountain bike. Così, dalla fine degli anni ’80, il marchio è stato protagonista assoluto nel settore agonistico nelle discipline enduro e downhill, riuscendo a raggiungere grandi successi, dal titolo nazionale nel 1992 ai due titoli mondiali nel 1993 e nel 2009 fino alle vittorie ai mondiali di categoria DH ed Enduro del 2019, del 2020 e del 2023. Nel 2005, i fratelli Alberto e Piero Ancillotti vendettero i marchi – dichiara Viti – e il nuovo proprietario li conferì nel 2009 nella Ancillotti Motorcycles Srl". Nel 2018, la Ancillotti Motorcycles venne ceduta all’attuale proprietà, un gruppo di imprenditori toscani.

Oggi la holding detiene il 100% delle quote societarie del gruppo Ancillotti e vanta circa una ventina di marchi, gestendo separatamente i tre core business più importanti: moto, biciclette e co-branding. "La divisione Ancillotti Motorcycles si occupa di studio e progettazione di nuovi modelli di moto da Enduro e Cross – spiegano - sia con motore termico che elettrico, della ricerca e realizzazione di motori elettrici integrati per bici Mtb e Gravel, di progettazione e costruzione di batterie certificate Eu. E ancora: elaborazioni di moto Caferace, produzione artigianale di selle sportive e marmitte per Lambrette d’epoca, realizzazioni di kit di elaborazione custom per le nuove Lambrette Special che saranno presentati entro l’estate 2024". Il secondo core business è appunto quello delle bici. Questo settore, nato alla fine degli anni ’80 grazie ad Alberto Ancillotti, è gestito da lui e dal figlio Tomaso su licenza della Ancillotti Motorcycles. "Ancillotti ha creato in questi quarant’anni vere e proprie opere d’arte: Mtb da downhill ed Enduro – raccontano –. Si tratta di bici da competizione ultra performanti in alluminio 70 20, realizzate artigianalmente su misura in un centinaio di pezzi all’anno. Costruite in Italia con filiera certificata, rappresentano un’eccellenza del fiorentina, anche se da poco più di un anno la produzione dei telai viene fatta a Ivrea. Oggi Alberto progetta e sviluppa nuovi modelli di Mtb da competizione in alluminio e carbonio per il marchio Ancillotti".

Altri settori di sviluppo sono: moda, con la nuova collezione T-Shirt Iconic, collaborazione di Gerard Loft Firenze, sneakers e orologi di lusso, con un co-brand Ancillotti/Allemano Time Torino, che prevede l’uscita entro l’estate 2024 dei due modelli Day time Cross Ancillotti Motorcycles 60esimo Limited Edition. Infine, a breve, verrà pubblicato un libro sullo storico brand. Step che, uniti agli inserimenti nel Registro speciale dei marchi storici d’interesse strategico nazionale, proiettano il glorioso passato di Ancillotti verso un futuro di nuove prospettive.

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